Gay & Bisex
Il mio nuovo dottore 3
17.04.2026 |
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"Dopo diversi minuti di quella lezione dolce ma insistente, Mauro cominciò a respirare in modo più pesante..."
Alessandro arrivò alla villetta di Mauro il sabato pomeriggio con il cuore che batteva forte.Era la terza visita. Il medico gli aveva scritto solo:
«Vieni alle 15, cucciolo. Vestiti leggero.»
Quando Mauro aprì la porta, il ragazzo rimase senza fiato.
Il medico indossava solo il camice bianco da lavoro, completamente aperto sul petto ampio e villoso. Sotto portava unicamente uno slip grigio, molto, che conteneva a stento un pacco importante. La stoffa era tesa dal cazzo spesso e dai testicoli pieni. La testa pelata brillava sotto la luce. Il suo sorriso era caldo, ma lo sguardo deciso.
«Spogliati tutto qui nell’ingresso»
disse con voce bassa e calma.
«Poi entra nello studio, dobbiamo parlare»
Alessandro obbedì senza fiatare, e un po' confuso. Si tolse felpa, maglietta e jeans fino a rimanere completamente nudo. Il suo cazzo era già mezzo duro per la tensione.
Mauro lo fece entrare nello studio e si sedette sulla grande poltrona di pelle, le gambe leggermente aperte.
«Vieni qui, cucciolo. Siediti sopra di me, piano.»
Alessandro si avvicinò. Girò le spalle e si abbassò lentamente. Le natiche nude toccarono prima le cosce forti del medico, poi le forti mani del medico lo fecero scivolare Alessandro in modo che il suo culetto finisse a posarsi direttamente sul pacco gonfio dello slip grigio. Sentì subito il calore del cazzo di Mauro premere contro la fessura del suo culo. Era grosso, pesante, pulsante sotto la stoffa sottile.
Mauro gli posò le mani grandi sui fianchi e lo tirò giù con dolce fermezza, facendo aderire perfettamente il buchetto contro quel palo caldo.
«Ecco… così. Bravo cucciolo»
Alessandro tremò. La pressione era costante e intima. Il cazzo del medico strofinava piano contro il suo culetto vergine a ogni respiro. Non entrava di certo visto che erano separati da un sottile strato di stoffa, ma la sensazione di essere seduto proprio sopra quel grosso membro lo faceva sentire protetto e in pericolo allo stesso tempo.
Mauro prese dal cassetto alcuni fogli stampati e li aprì sul tavolo davanti al ragazzo.
«Guarda questi, cucciolo»
disse con tono calmo e rassicurante.
«Ho fatto tutti gli esami per le malattie sessualmente trasmissibili due settimane fa. HIV negativo, sifilide, gonorrea, clamidia, epatite… tutto pulito. Sono completamente sano.»
Alessandro fissava i risultati, il respiro corto. Il culo continuava a premere contro quel calore spesso e duro.
Mauro gli accarezzò piano la schiena nuda, la voce calda e paterna.
«Tu sei ancora vergine, quindi sei pulito. Però è importante che tu sappia come funziona il mondo, piccolo. Queste malattie si prendono con i fluidi: sperma, sangue, secrezioni. Ma visto che io sono sano e tu sei il mio cucciolo, possiamo procedere in libertà, solo tu e io, in piena tranquillità.»
Mentre parlava, Mauro spinse molto leggermente i fianchi verso l’alto, facendo sentire ancora di più la grossezza del suo pacco contro il buchetto stretto del ragazzo.
«Cucciolo non stare teso. Impara a fidarti di me.»
Dopo qualche minuto di quel contatto intimo e intenso, Mauro lo aiutò ad alzarsi con delicatezza.
«Ora mettiti a quattro zampe sul lettino.»
Alessandro obbedì. Mauro prese un piccolo plug di silicone nero, spesso come un dito medio. Lo lubrificò abbondantemente. Alessandro aveva paura, ma nel mentre era ancora eccitato da quel contatto ravvicinato con un palo ben più consistente.
Senza fretta, il dottore separò le natiche del ragazzo e spinse il plug contro l’anello stretto.
Alessandro sussultò subito.
«Dottore… brucia…»
«Lo so» rispose Mauro con voce ferma ma dolce.
«Respira profondo. Non stringere.»
Il ragazzo cercò di rilassarsi, ma quando la parte più larga del plug passò, un bruciore acuto e profondo lo fece gemere forte, le lacrime agli occhi.
«Ah… fa male…»
Mauro non si fermò. Con una mano teneva fermo il cucciolo che avrebbe voluto sottrarsi all' intrusione, con l' altra spinse fino in fondo il giocattolo con sicurezza.
«Bravo, cucciolo. Adesso resta così. Devi abituarti.»
Il plug entrò completamente. La base larga si fermò contro le natiche. Alessandro sentì subito la pressione costante sulla prostata, un fastidio sordo mescolato a un calore insistente che gli faceva colare il cazzo senza controllo.
Mauro si alzò, abbassò lo slip grigio. Il suo cazzo enorme svettò libero: spesso, venoso, la cappella grossa e già lucida.
«Inginocchiati qui davanti a me.»
Alessandro scese dal lettino con le gambe tremanti, il plug che si muoveva a ogni passo. Si mise in ginocchio tra le gambe del medico.
«Lecca prima»
disse Mauro piano.
«Lingua morbida, dalla base fino in cima.»
Alessandro tirò fuori la lingua. Il sapore era forte, virile, caldo.Leccò lentamente lungo tutta l’asta, sentendo ogni vena sotto la lingua.
«Bravo. Ora apri la bocca. Succhia solo la cappella.»
Il ragazzo aprì le labbra. La cappella grossa gli riempì subito la bocca. Sapore salato, leggermente amaro. Succhiò goffamente, la saliva che colava dagli angoli.
Mauro gli posò una mano sulla nuca, con tenerezza ma anche con autorità.
«Più a fondo. Rilassati la gola.»
Spinse piano ma deciso. La cappella toccò il fondo. Alessandro ebbe un conato violento, gli occhi che lacrimavano, la gola che si stringeva. Tossì, saliva densa che colava sul mento e sul petto.
«Non tirarti indietro, cucciolo»
disse Mauro, la voce calda ma ferma.
«Respira dal naso. Lascia che entri. Ti guido io.»
Continuò a spingere lentamente, insegnandogli con pazienza. Alessandro lacrimava, tossiva, la mascella dolorante. Il plug nel culo pulsava forte a ogni conato, mescolando fastidio e piacere in modo confuso e intenso.
Dopo diversi minuti di quella lezione dolce ma insistente, Mauro cominciò a respirare in modo più pesante.
«Sto per venire. Tieni la bocca aperta e accogli tutto.»
Il primo schizzo fu abbondante e caldo. Sborra densa e copiosa inondò la lingua di Alessandro: sapore forte, salato, virile. Altri fiotti seguirono, uno dopo l’altro, riempiendogli la bocca fino a farla traboccare. Il ragazzo deglutì a fatica, tossendo un po’, mentre il seme caldo gli colava sul mento.
Mauro gli accarezzò i capelli con tenerezza.
«Ingoia tutto, cucciolo… bravo. Abituati al sapore del tuo dottore.»
Quando finì, pulì delicatamente il mento del ragazzo con una salvietta calda.
«Il plug resta dentro finché non arrivi a casa. Da stasera, ogni sera lo tieni dentro per un’ora mentre studi. Mi mandi una foto e un vocale in cui mi dici come ti senti. Chiaro?»
Alessandro annuì, la voce roca.
«Sì, dottore…»
Mauro lo aiutò ad alzarsi, gli diede un bacio sulla fronte sudata e una carezza dolce sulla schiena.
«Ora vai a casa, piccolo. Riposa. Hai fatto tanto oggi. Sono fiero di te.»
Alessandro si rivestì con le gambe molli, il sapore intenso del medico ancora in bocca, il piccolo plug che premeva costante e fastidioso dentro di lui a ogni passo.
Mentre camminava verso casa, si sentiva guidato con fermezza, ma anche protetto.
Mauro lo stava plasmando con calma e autorità, sempre in bilico tra dolcezza e decisione.
E il ragazzo capiva che non poteva, o non voleva più fermarsi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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